lunedì, 31 agosto 2009

DA ALTROVE (scritti, peraltro, per altri)

 

Il Trionfo

 

Risuonino le strade di oricalco,

d'eburneo argento splenda, quale luce,

la lorica corazza, e marci il duce

nell'Urbe in festa, e celebri quel palco

 

eretto a piedistallo per il falco

rapace d'ori e schiavi, che conduce

a noi, con ghigno fosco e sguardo truce,

durezza di diamante sopra il talco.

 

Sapranno quei bastioni e quelle mura

resistere all'assedio del più forte

fra gli avvesari, e incutergli paura?

 

Potrà quell'uomo vincere la sorte

che attende noi umani, per natura,

o l'ultimo trionfo è per la Morte?

 

Le Lavandaie

 

Molte attività col senno di poi
sembrano umilianti, ma chi lavava
forse si riterrebbe meno schiava
di certe nostre femmine che noi

 

riteniamo emancipate: tu puoi
dire se una programmatrice java
a ottocento euro è felice, o stava
meglio a lavandare i panni dei suoi

 

come le antenate, o se quelle nonne
ambissero a un passato da cubiste
per sentirsi così davvero donne?

 

Non so se fosse meglio allora o adesso
né in assoluto cosa sia più triste
di fraintendere il senso del progresso.

postato da: mullahnasrudin alle ore 19:06 | Permalink | commenti (3)
categoria:sonetti
mercoledì, 17 settembre 2008

Il Famoso Cappotto Blu (Famous Blue Raincoat)

 

E' fine Dicembre, le quattro e son sveglio,

chissà se stai meglio mi chiedo da sempre

non è primavera ma New York mi aggrada

c'è musica in strada per tutta la sera

 

lo sai cosa penso?

Scegli di vivere da solitario

rifiuti ogni senso

spero che almeno tu tenga un diario

 

e...

 

Lei conservava un tuo ricciolo biondo

che tu le donasti a ricordo

di quando cercaste chiarezza.

 

hai poi fatto chiarezza?

 

 

L'ultima volta ti ho visto invecchiato

(il) cappotto strappato e l'aria stravolta

guardavi in stazione ogni treno in arrivo

sentendoti vivo ma senza ragione

 

tu me l'hai trattata

senza prestarle attenzione o riguardo

da quando è tornata

leggo il distacco da noi nel suo sgurdo

 

e...

 

avevi una rosa tra i denti, eri magro,

l'ennesimo zingaro ladro

ma ora lei se ne è andata

 

e ci manda i saluti.

 

E che dirti adesso, fratello, assassino,

ti sento vicino per quel che è successo

mi manchi persino ma ti ho perdonato

per quello che è stato del nostro destino

 

se passi ti dico,

sappi che siamo qui entrambi a aspettare

intanto il nemico

si è addormentato e lei sa cosa fare

 

e...

 

Tu le hai levato dagli occhi lo strazio

per questo, lo sai, ti ringrazio

credevo dovesse restarci

 

e

 

Lei conservava un tuo ricciolo biondo

che tu le donasti a ricordo

di quando cercaste chiarezza.

 

in fede,

 

il tuo Cohen.

 

postato da: mullahnasrudin alle ore 14:21 | Permalink | commenti (2)
categoria:traduzioni, canzoni
mercoledì, 23 luglio 2008

IL GATTO NERO

 

Il gatto nero ha un gusto amaro e instabile

più d'altri, che pur sanno di selvatico:

frollarlo nella neve è un modo pratico

di renderne il sapore sopportabile.

 

Spellarlo è complicato, anche un abile

amante dei felini ha un problematico

approccio alle incisioni, ed è antipatico

gettare una pelliccia utilizzabile.

 

Consiglio un buon civet con un barolo,

oppure un chianti giovane ma forte,

carote, salvia e sei foglie d'alloro;

 

lasciatelo due giorni, e il gatto moro

avrà trovato un senso alla sua morte:

polenta e sugo sono il suo crogiuolo.

 

TEROLDEGO ROTALIANO

 

La brocca di cristallo è sul ripiano

accanto al lavandino, a decantare

gli aromi altoatesini e le altre rare

virtù del teroldégo rotaliano.

 

E mentre tu declini il verbo amare

ti annoio descrivendo l'altopiano

trentino, e intanto guardo la tua mano

che spegne il fuoco e serve il desinare.

 

Capisco solo adesso la ragione,

il senso del piacere che mi esterni

servendomi nel piatto la porzione:

 

mangiando il gatto taccio, ed evitiamo

sproloqui logorroici e sempiterni

per questo tuo capirmi, sai, ti amo.

 

COL CAVOLO!

 

Friggi una testa d'aglio rosso e molle,

con un bicchiere d'olio, acciughe buone

e un etto o più di panna per porzione

a fuoco lento, fino a che non bolle;

 

servi coi peperoni, le cipolle

bollite e la verdura di stagione:

per meglio assecondar la digestione

conviene rimanersene in panciolle.

 

L' autunno è adatto per la bagna cauda,

è agevole trovare questi ortaggi

e la temperatura è quella giusta:

 

se questa tradizione, che è sabauda,

unisce i commensali, dai paraggi

fa scomparire chi non se la gusta!

postato da: mullahnasrudin alle ore 17:03 | Permalink | commenti (3)
categoria:sonetti
domenica, 20 luglio 2008

Un Sonetto

 

Adesso confeziono un bel sonetto
in metro endecasillabo e rimato
secondo quello schema collaudato
di giambico pentametro perfetto:

 

per essere sicuro dell'effetto
lo schema delle rime è quel baciato
di classica memoria, ben testato,
in modo da occultare ogni difetto.

 

Intanto spero che mi venga in mente
qualcosa di sensato da enunciare
per dare un senso al non restare zitto:

 

ma temo che chi legge quel che ho scritto
si accorga quanto il mio versificare
non dica, in fin dei conti, proprio niente!

 

postato da: mullahnasrudin alle ore 05:53 | Permalink | commenti
categoria:sonetti
giovedì, 03 luglio 2008

Il Moto Antiorario 

La mano destra al cielo, e l'altra a terra,
con gli occhi semichiusi e bianche vesti
danziamo in cerchi di orbite celesti
schiudendo verità che il cuor rinserra.

Fedeli combattenti andiamo in guerra
nel nome di colui per cui siam desti
ruotiamo assorti, a render manifesti
segreti che la mente non afferra.

Si salta l'ombra degli attaccamenti
lasciando il manto al bordo della stanza
per conservar coscienza d'esser servi:

viviam nel mondo senza appartenervi
cercando ascesi in vortici di danza
ebbri all'amore, e schiavi ai sentimenti.

postato da: mullahnasrudin alle ore 16:45 | Permalink | commenti (1)
categoria:sonetti
giovedì, 10 aprile 2008

L'amore immaginato

 

"Ho giustiziato il giorno,

decapitato il sole

per togliermi di torno

raggiri di parole

ho silenziato il vento

ho imbavagliato il mare

adesso vedo e sento

adesso puoi parlare."

 

Non c'è nessuno intorno

e allora il tagliagole

nel buio disadorno

ascolta quel che vuole

e se non è contento

di quel che ha da inventare

scompiglia il firmamento

sprofonda il cielo in mare.

 

"Incendio i manoscritti,

le lettere, l'inchiostro

lasciando agli sconfitti

la bibbia e il padre vostro

e quel che è stato è stato

incenerisco posta,

email che ho conservato

le brucio senza sosta"

 

Continua coi delitti

bestemmia, pare un mostro,

rapace fra i relitti

rovista con il rostro

l'amore immaginato,

forgiato a bella posta,

se viene interrogato

però non dà risposta.

 

Sfinito, forse vinto,

tradisce lo sconforto

sentendosi respinto

si accascia come un morto

non sente più le braccia

gli tremano le dita

di lei non trova traccia

non sa dov'è finita.

 

"Se il vero sembra finto

e non mi sono accorto

del velo che ho dipinto

adesso ho il fiato corto:

la preda in questa caccia

inutile è fuggita

e scelgo tra la faccia

e il perdere la vita."

 

Si sa che l'uomo saggio

non teme certo smacchi

né adopera il coraggio

in folli, astrusi attacchi:

il sacrificio, infatti,

almeno fu evitato,

lo chiusero fra i matti

in quanto innamorato.

 

Oliato l'ingranaggio

con farmaci bislacchi

adesso il suo paesaggio

è un mondo visto a scacchi

non scender mai a patti

è eroico, sì, da un lato,

dall'altro mostra i tratti

di un vivere malato.

postato da: mullahnasrudin alle ore 16:03 | Permalink | commenti (3)
categoria:rime
mercoledì, 19 marzo 2008

Alla Fontana Chiara (A la claire Fontaine)

 

Alla fontana chiara

passai accanto un dì

limpide le sue acque

che feci il bagno lì

da molto tempo io t'amo

e sempre io ti amerò.

 

Sotto una quercia in fiore

rimasi ad asciugar

fra i rami profumati

sentivo cinguettar

da molto tempo io t'amo

e sempre io ti amerò.

 

Canta, usignolo, canta

come sai fare tu

c'è gioia nel tuo cuore

nel mio ormai non più

da molto tempo io t'amo

e sempre io ti amerò.

 

Ho perso la mia amata

come io non lo so

per quella rosa bianca

che lei non mi donò

da molto tempo io t'amo

e sempre io ti amerò.

 

Adesso quella rosa

neppure so dov'è

e la mia dolce amata

non è più accanto a me

da molto tempo io t'amo

e sempre io ti amerò.

postato da: mullahnasrudin alle ore 15:55 | Permalink | commenti
categoria:traduzioni
venerdì, 22 febbraio 2008

San Valentino

 

San Valentino, anniversario sacro

a innamorati di passioni nuove,

di fiori, cioccolato, voti e prove,

per dar sostanza a un vuoto simulacro.

 

San Valentino, il giorno del massacro

quel 1929

nessuno più si indigna o si commuove

se il sangue di assassini fa lavacro.

 

San Valentino, un giorno come tanti

fino alla festa per le nozze d'oro

dei nonni, immortalati in quegli istanti:

 

adesso quando c'è San Valentino

ricordo che ho trascorso insieme a loro

il giorno in cui è nato il mio bambino.

postato da: mullahnasrudin alle ore 16:25 | Permalink | commenti (2)
categoria:sonetti
giovedì, 07 febbraio 2008

Stage Door

 

Scivola il tempo esausto nel ricordo

di quel che non è stato mai, nemmeno

per un istante, eppure è ancora pieno

e palpitante di un dolore sordo,

 

irragionevole nel suo balordo

intento di restarmi infisso in seno,

come una colpa, e lascio che il veleno

mi ammorbi, stringo i pugni mentre mordo

 

il labbro fino a farlo sanguinare

rimescolando il liquido dolciastro

al sale delle lacrime più amare

 

e in questo modo celebro il mio vanto,

indulgo a compatirmi, a farmi male,

nel vile vittimismo del rimpianto.

 

postato da: mullahnasrudin alle ore 11:39 | Permalink | commenti (7)
categoria:sonetti
martedì, 29 gennaio 2008

Tempo di andare (via)

 

Prima del presto un asfalto di strada

mi attende curvo ed umido nel grigio

cobalto e pare un gioco di prestigio

la lucentezza intrisa di rugiada.

 

Prima del presto è già tempo che vada

col cappio al collo a fingermi il più ligio

dei molti nel dirimere un litigio

o a prevenirlo prima ancor che accada.

 

E tutto va di fretta, fra i discorsi

preregistrati a slogan, gli stendardi

flosci o ammainati in tempi già trascorsi:

 

imparo ad ignorare volti e sguardi

sperando di svegliarmi fra i rimorsi

prima del presto, prima che sia tardi.

postato da: mullahnasrudin alle ore 18:04 | Permalink | commenti (4)
categoria:sonetti