giovedì, 10 aprile 2008

L'amore immaginato

 

"Ho giustiziato il giorno,

decapitato il sole

per togliermi di torno

raggiri di parole

ho silenziato il vento

ho imbavagliato il mare

adesso vedo e sento

adesso puoi parlare."

 

Non c'è nessuno intorno

e allora il tagliagole

nel buio disadorno

ascolta quel che vuole

e se non è contento

di quel che ha da inventare

scompiglia il firmamento

sprofonda il cielo in mare.

 

"Incendio i manoscritti,

le lettere, l'inchiostro

lasciando agli sconfitti

la bibbia e il padre vostro

e quel che è stato è stato

incenerisco posta,

email che ho conservato

le brucio senza sosta"

 

Continua coi delitti

bestemmia, pare un mostro,

rapace fra i relitti

rovista con il rostro

l'amore immaginato,

forgiato a bella posta,

se viene interrogato

però non dà risposta.

 

Sfinito, forse vinto,

tradisce lo sconforto

sentendosi respinto

si accascia come un morto

non sente più le braccia

gli tremano le dita

di lei non trova traccia

non sa dov'è finita.

 

"Se il vero sembra finto

e non mi sono accorto

del velo che ho dipinto

adesso ho il fiato corto:

la preda in questa caccia

inutile è fuggita

e scelgo tra la faccia

e il perdere la vita."

 

Si sa che l'uomo saggio

non teme certo smacchi

né adopera il coraggio

in folli, astrusi attacchi:

il sacrificio, infatti,

almeno fu evitato,

lo chiusero fra i matti

in quanto innamorato.

 

Oliato l'ingranaggio

con farmaci bislacchi

adesso il suo paesaggio

è un mondo visto a scacchi

non scender mai a patti

è eroico, sì, da un lato,

dall'altro mostra i tratti

di un vivere malato.

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categoria:rime
mercoledì, 19 marzo 2008

Alla Fontana Chiara (A la claire Fontaine)

 

Alla fontana chiara

passai accanto un dì

limpide le sue acque

che feci il bagno lì

da molto tempo io t'amo

e sempre io ti amerò.

 

Sotto una quercia in fiore

rimasi ad asciugar

fra i rami profumati

sentivo cinguettar

da molto tempo io t'amo

e sempre io ti amerò.

 

Canta, usignolo, canta

come sai fare tu

c'è gioia nel tuo cuore

nel mio ormai non più

da molto tempo io t'amo

e sempre io ti amerò.

 

Ho perso la mia amata

come io non lo so

per quella rosa bianca

che lei non mi donò

da molto tempo io t'amo

e sempre io ti amerò.

 

Adesso quella rosa

neppure so dov'è

e la mia dolce amata

non è più accanto a me

da molto tempo io t'amo

e sempre io ti amerò.

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categoria:traduzioni
venerdì, 22 febbraio 2008

San Valentino

 

San Valentino, anniversario sacro

a innamorati di passioni nuove,

di fiori, cioccolato, voti e prove,

per dar sostanza a un vuoto simulacro.

 

San Valentino, il giorno del massacro

quel 1929

nessuno più si indigna o si commuove

se il sangue di assassini fa lavacro.

 

San Valentino, un giorno come tanti

fino alla festa per le nozze d'oro

dei nonni, immortalati in quegli istanti:

 

adesso quando c'è San Valentino

ricordo che ho trascorso insieme a loro

il giorno in cui è nato il mio bambino.

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categoria:sonetti
giovedì, 07 febbraio 2008

Stage Door

 

Scivola il tempo esausto nel ricordo

di quel che non è stato mai, nemmeno

per un istante, eppure è ancora pieno

e palpitante di un dolore sordo,

 

irragionevole nel suo balordo

intento di restarmi infisso in seno,

come una colpa, e lascio che il veleno

mi ammorbi, stringo i pugni mentre mordo

 

il labbro fino a farlo sanguinare

rimescolando il liquido dolciastro

al sale delle lacrime più amare

 

e in questo modo celebro il mio vanto,

indulgo a compatirmi, a farmi male,

nel vile vittimismo del rimpianto.

 

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categoria:sonetti
martedì, 29 gennaio 2008

Tempo di andare (via)

 

Prima del presto un asfalto di strada

mi attende curvo ed umido nel grigio

cobalto e pare un gioco di prestigio

la lucentezza intrisa di rugiada.

 

Prima del presto è già tempo che vada

col cappio al collo a fingermi il più ligio

dei molti nel dirimere un litigio

o a prevenirlo prima ancor che accada.

 

E tutto va di fretta, fra i discorsi

preregistrati a slogan, gli stendardi

flosci o ammainati in tempi già trascorsi:

 

imparo ad ignorare volti e sguardi

sperando di svegliarmi fra i rimorsi

prima del presto, prima che sia tardi.

postato da: mullahnasrudin alle ore 18:04 | Permalink | commenti (4)
categoria:sonetti
martedì, 27 novembre 2007
ASCOLTANDO LISZT

 

[I.]

 

La sala della musica in penombra

col vecchio Bosendorfer che ti è caro,

meccaniche viennesi sotto un raro

drappeggio di broccato preso a Londra.  

 

Il quadro che dipinsi, il vaso kitsch,

i sigari magiari, le posate,  

le lettere di Wagner conservate

insieme a un manoscritto di Karl Filtsch.

 

Da quando vesti in nero, da oratorio?

Somigli al genovese, al violinista,

mi sembri poco abate, un'aria mista

di inferno, paradiso e purgatorio.

 

Possenti e delicate le tue mani

sfiorano i tasti, ora come allora,

ti sento ancora dentro, e mi riaffiora

un brivido di giorni ormai lontani.

 

[II.]

 

Seppure tu sia anziano, e non più bello,

seduto sulla panca a improvvisare

ritorni il concertista delle gare,

che sfida e vince Thalberg nel duello.

 

Si stendono le rughe, e ti rivedo

ventenne, già maestro dei più bravi,

non c'ero mentre al piano celebravi

di tecnica trascendentale il credo.

 

Quel Marzo di Nohant fu senza neve,

ma il freddo mi gelava dita e inchiostro,

vi scrissi di venire, con quel vostro

bizzarro amico ch'ebbe vita breve.

 

Rideva ai miei vestiti mascolini,

ricordi? Io lo amai sopra ogni cosa,

l'inverno a Valldemossa, alla certosa

suonava le polacche ai miei bambini.

 

[III.]

 

Sei l'unico capace ad imitarne

lo stile appassionato, triste e folle:

accennami il notturno in mi bemolle,

mi muove il sangue, è carne nella carne.

 

E' un pianto disperato che non langue,

mi chiede di restare, a sé mi chiama,

struggente mi ripete che mi ama, 

la tosse squassa il petto, e sputa sangue.

 

Adesso basta, Ferenc, è già tardi:

non riesco a sopportare quest'immenso

dolore, e il ricordo è troppo intenso

se l'uomo e il dio incrociano gli sguardi.

 

Lasciamo alla memoria i miei rimpianti,

perdonami, nostalgica e maldestra,

non dar concerti, e scrivi per l'orchestra,

col piano hai fatto tutto, guarda avanti.

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categoria:rime
venerdì, 02 novembre 2007

Tra lord

 

Gran figlio di puttana di un gallese,

ma quanta birra stout ti stai scolando?

Bestemmi imprecazioni da allemando,

e vuoi che tutti bevano a tue spese.

 

Ti tengo, non so mica fino a quando,

appoggia qui le gambe, ben distese,

pian piano guido fino giù in paese

e tira su quel vetro, sto gelando!

 

Domani si ritorna a far carbone

che forse la miniera poi non chiude

son voci messe in giro dal padrone,

 

a volte anche da noi in Inghilterra

raccontano 'ste storie, e chi si illude

fa sciopero, e poi resta culo a terra.

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categoria:sonetti
martedì, 16 ottobre 2007

CAMPO DI GRANO CON CORVI

 

[I.]

 

Li vedo, adesso, i corvi fra i sentieri

di grano, scuri e neri più dei torvi

pensieri di uragano, che il silenzio

disperde nell'assenzio e nel laudano.

 

Presenzio, e nel veder depositarsi

granelli bianchi e sparsi dentro al verde,

catarsi dei pennelli in acqua sozza

la mano è tavolozza, e i polpastrelli

 

abbozzano il mio grano, e il blu del cielo

è specchio, e insieme velo di un lontano

sfacelo. Sono vecchio, solo, e certo

ti annoi al mio sconcerto per l'orecchio

 

offerto agli avvoltoi di questo mondo

rapaci corvi, e in fondo siamo noi,

secondo me, le braci, le faville,

un fuoco per pupille poco audaci.

 

[II.]

 

Con mille tele un poco li riscatto

i prestiti che ho fatto in questo gioco

da matto, che detesti, e da fratello,

che adori: sono quello che tu vesti,

 

pennello dai colori iridescenti

e vivo sentimenti che tu ignori.

Li senti? Ti descrivo quel che provo

per farne un quadro nuovo, più istintivo,

 

e trovo che a parlarne a te il pensiero

diventa un po' più vero, si fa carne,

leggero sedimenta fra le dita,

convoglio che in salita si rallenta:

 

la vita è il grano, e il loglio che sta intorno

è il nostro corpo, adorno e insieme spoglio:

nel giorno in cui mi prostro insieme ai padri

rimangono i miei quadri, e un po' di inchiostro.

 

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martedì, 09 ottobre 2007

Leggendo Pessoa

 

Inseguo il mio percorso emozionale
attento nel raccogliere impressioni,
immagini, sapori, odori e suoni
scindendo l'illusorio dal reale.

 

L'apprendimento segue un naturale
itinerario ed anche le occasioni
di errore spesso sono ispirazioni
per educare l' "io" sentimentale.

 

E provo spesso a catturarne il senso,
ma la parola spesso è una prigione
per un significato troppo intenso:

 

il sentimento non è tramandato,
ma sopravvive la sua comprensione:
di me rimane quel che non son stato.

 

Leggendo Cipolla

 

Carlo Maria Cipolla in un suo saggio
esamina il curioso paradigma
di chi fa ad altri un danno, con lo stigma
di non aver per sé alcun vantaggio:

 

e questo atteggiamento è l'appannaggio
della stupidità è il "fattore sigma",
costante presso i popoli, è un enigma
che non conosce sesso né lignaggio.

 

E' chiaro che lo stupido è incosciente,
mentre chi dà vantaggi e ne riceve
è consapevole ed è intelligente:

 

pertanto è imprevedibile il contegno
di sciocchi e stolti, e il saggio sa che deve
fare attenzione ad essi, ed è un impegno...

 

Leggendo Boito

 

La notte è interminabile e l'alfiere
ferito (il sangue è ceralacca rossa)
sta imperversando mossa dopo mossa
in diagonale in tutto lo scacchiere.

 

L'antagonista arrocca in case nere
il re, seppur non tema una riscossa,
né riesca a immaginare come possa
mai l'ebano all'avorio prevalere.

 

L'alfiere è perso, come la regina,
il bianco ha mosso e pare soddisfatto,
ma solo adesso scorge la pedina:

 

il pezzo insanguinato ora è risorto
e nell'istante stesso è scacco matto:
il bianco ha perso, il nero, però, è morto.

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categoria:sonetti
domenica, 23 settembre 2007

San Galgano

Infissa nella roccia, capovolta,
la spada di Galgano si fa croce
a restituire a un'esistenza atroce
la carità che vi era stata tolta.
 
Più in basso un'abazia, la cui volta
è il cielo di un'estate assai precoce:
le prove col microfono, la voce,
ed il quartetto d'archi ride e ascolta.

Scherza, ma è teso, e l'altro siciliano
declama versi con la leggerezza
pesata, come fa chi suona il piano;

lì un figlio si fa avanti, è l'occasione,
e l'uomo alto ride e lo accarezza:
"Mi autografi La Voce del Padrone?"

postato da: mullahnasrudin alle ore 18:07 | Permalink | commenti (3)
categoria:sonetti